In realtà per quanto riguarda Lasker non si può parlare di una vera e propria scuola intesa in senso tradizionale: le sue teorie non possono avere un gran numero di sostenitori a causa della loro natura personale, filosofica e psicologica. Lasker non era solo un forte giocatore: può essere considerato un vero e proprio filosofo della scacchiera. E' stato il primo scacchista nella storia a dare un'importanza centrale alla psicologia della lotta. Prima di ogni incontro studiava le partite dei suoi avversari, scoprendo i loro punti deboli per poi sfruttarli in partita. Così ad esempio se un suo avversario adorava una particolare difesa perchè la considerava solida e sicura, Lasker non esitava ad adottarla a sua volta contro quel giocatore in modo tale da metterlo in una condizione psicologica di inferiorità, perchè è difficile demolire un impianto in cui si crede ciecamente. Lo stesso Botvinnik consigliava ai suoi allievi di evitare di giocare contro le proprie aperture preferite proprio per questi motivi. Il pensiero di Lasker comunque non si riduce alla semplice preparazione casalinga: come ha scritto Alexander Alekhine secondo Lasker durante la partita "era necessario unificare le deduzioni analitiche della posizione e dello stato materiale della lotta con il momento psicologico del regista dei pezzi avversari". Lasker credeva a tal punto nella psicologia che non esitava ad entrare in una variante analiticamente sfavorevole se fosse servita ad impedire al suo avversario di analizzare la posizione con la freddezza e la lucidità necessarie per trovare una confutazione. Nella partita seguente Lasker ha giocato una difesa Alekhine perchè Maroczy, un giocatore molto prudente, non si trovava a suo agio negli impianti dove bisogna prendere subito l'offensiva.giovedì 3 gennaio 2008
Psicologia della lotta: Emanuel Lasker
In realtà per quanto riguarda Lasker non si può parlare di una vera e propria scuola intesa in senso tradizionale: le sue teorie non possono avere un gran numero di sostenitori a causa della loro natura personale, filosofica e psicologica. Lasker non era solo un forte giocatore: può essere considerato un vero e proprio filosofo della scacchiera. E' stato il primo scacchista nella storia a dare un'importanza centrale alla psicologia della lotta. Prima di ogni incontro studiava le partite dei suoi avversari, scoprendo i loro punti deboli per poi sfruttarli in partita. Così ad esempio se un suo avversario adorava una particolare difesa perchè la considerava solida e sicura, Lasker non esitava ad adottarla a sua volta contro quel giocatore in modo tale da metterlo in una condizione psicologica di inferiorità, perchè è difficile demolire un impianto in cui si crede ciecamente. Lo stesso Botvinnik consigliava ai suoi allievi di evitare di giocare contro le proprie aperture preferite proprio per questi motivi. Il pensiero di Lasker comunque non si riduce alla semplice preparazione casalinga: come ha scritto Alexander Alekhine secondo Lasker durante la partita "era necessario unificare le deduzioni analitiche della posizione e dello stato materiale della lotta con il momento psicologico del regista dei pezzi avversari". Lasker credeva a tal punto nella psicologia che non esitava ad entrare in una variante analiticamente sfavorevole se fosse servita ad impedire al suo avversario di analizzare la posizione con la freddezza e la lucidità necessarie per trovare una confutazione. Nella partita seguente Lasker ha giocato una difesa Alekhine perchè Maroczy, un giocatore molto prudente, non si trovava a suo agio negli impianti dove bisogna prendere subito l'offensiva.
Pubblicato da
Alessandro Balossini
alle
12:15
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