Alexandr Kotov e Mikhail Judovich due falsari della storia, Botvinnik un anfitrione, Smyslov occupava posti che non gli spettavano, Igor Bondarevskij un uomo senza scrupoli, Geller genio e malvagità, Furman permaloso e vendicativo, Averbach un ruffiano, Keene ambiguo e “incancrenito dalla sete di profitto”, Karpov un ragazzino maleducato, Polugaevskij un vigliacco, Petrosian il diavolo in persona con sua moglie Rona più diavolessa di lui. Prendere o lasciare. Victor Korchnoj si presenta così nella sua “Autobiografia in bianco e nero” pubblicata da Caissa Italia. Più nero che bianco. Le spara su tutto e su tutti anche se non mancano doverosi riconoscimenti ed elogi (pochi). Il risentimento, l’astio e perfino il pettegolezzo (la moglie di Petrosian che telefona a quella del Nostro per informarla che le sono cresciuti due bozzi sulla fronte) sono spalmati in maniera abbondante su molte delle duecentosessantuno pagine di questa mostruosa autobiografia. Niente è taciuto, tutto è detto. Anche il di più. La vita come gli scacchi. Forte, dura e appassionata.Il terribile Victor nasce a Leningrado nel 1931 da un insegnante di lingua e letteratura russa e da una pianista diplomata. Che non vanno d’accordo e si separano contendendosi il figlio. Il piccolo ora sta con il padre e l’amata nonna paterna, ora con la madre, ora con la matrigna che gli vuole molto bene. Cresce durante la guerra. Il suo sogno è quello di diventare attore ma non ha una buona pronuncia. Diventerà attore delle sessantaquattro caselle. Il primo a presagirlo è il maestro Andrei Batuev “Diventerai Maestro” gli disse una volta che lo vide giocare alla cieca e “Diventerai Grande Maestro” quando riuscì a pattare con Tolusch. Una mano, anche se per poco tempo, gliela dà Vladimir Zak un insegnante molto esperto ed un grande allenatore. Nel 1947 vince il Campionato juniores dell’Urss. Il cammino verso le alte vette degli scacchi è iniziato. Nel 1954 si becca il titolo di Maestro internazionale e l’anno successivo quello di Grande Maestro. Quattro anni dopo si sposa con una armena conosciuta sulle coste del Mar Nero. Il connubio porta bene perché nel 1960 vince il campionato dell’Urss che lo lancia nel firmamento degli scacchi. Al torneo interzonale di Stoccolma del 1962 Korchnoj incontra uno dei pochi giocatori di cui ha un buon ricordo “Alla scacchiera il suo comportamento era sempre impeccabile: era sempre molto ben vestito, un po’ all’antica (niente t-shirt, felpe o scarpe da ginnastica, tanto amate da moltissimi giocatori di oggi) ma con cura, prestando attenzione ad ogni dettaglio. I suoi abiti apparivano semplici ma eleganti e si poteva immaginare che quel ragazzo di Brooklyn avesse uno stuolo di valletti al seguito! Beh, il carattere di ognuno si manifesta nel suo gioco. E Fischer, solitamente, giocava a scacchi con quella stessa semplicità ed eleganza”(V.Korchnoj, op. cit. pag.54). Per dovere di cronaca segnalo che la partita fu vinta dall’asso americano. Non sto qui a sottolineare tutti i successi ottenuti dal Nostro mentre scorrono gli anni. Sottolineo, invece, quale sia il suo approccio mentale al gioco che lo ha reso così famoso “Dopo ogni sconfitta affronto la partita seguente con l’intento di rimettermi in pari:o vittoria o morte”. Nessun’altra via di mezzo.
Facciamo un bel salto e andiamo all’indimenticabile match con Karpov disputato a Mosca nel 1974 che di roba ce n’è ancora parecchia. Chi per primo vince cinque partite, o chi è in vantaggio di punti dopo ventiquattro partite, sarà lo sfidante del campione del mondo, il già citato Bobby Fischer. Si rivelerà uno degli scontri più cruenti della storia degli scacchi. A giudizio di Korchnoj tutto è in favore di Karpov a partire dai secondi di gran lunga superiori a quelli che lavorano per lui, tutto a sfavore suo che non voleva nemmeno giocare a Mosca. L’inizio è travolgente per Karpov che si porta in vantaggio di tre punti. Poi crolla fisicamente e il “Terribile” riesce a batterlo due volte. Sembra che l’aggancio sia vicino ma il “ghiacciolo di Mosca” si riprende e mantiene il vantaggio. E’ il nuovo sfidante al titolo mondiale. Già alla cerimonia della premiazione, considerata da Korchnoj quella della sua “umiliazione”, capisce che se ne sarebbe andato via dal suo paese dove imperano la macchina burocratica ed i servizi segreti. Dove manca la libertà e tutto è deciso, anche negli scacchi, dall’alto. Di lì a poco tempo, sfruttando il fatto di essere potuto uscire dalla Russia per un torneo, chiede asilo politico al governo olandese mentre la moglie e il figlio restano in patria. In Svizzera durante una simultanea, complice il libro galeotto “Anna Karenina”, conosce la signora Petra Leeuwerich che da qui in avanti avrà un posto di riguardo nella sua vita. Ritornato in Olanda si sistema ad Amsterdam sempre con il pensiero fisso sulla rivincita. “Rincorrerò Karpov per mare e per terra e lo inchioderò davanti alla scacchiera” dichiara ai quattro venti. E il momento cruciale arriva nel 1978. Nella selezione dei Candidati fa fuori Petrosian (l’odiato Petrosian), Polugaevskij e Spassky. Il nuovo scontro avviene a Bagujo nelle Filippine. Ed è un nuovo, tremendo un calvario. Per entrambi. Sebbene il modo di giocare sia diverso alla fine il gioco si bilancia per ben ventuno volte. Ma Karpov vince per sei volte e Korchnoj per cinque. Come in precedenza un solo punto divide i due contendenti. E non mancano polemiche. Vedi il dondolio fastidioso del campione del mondo sulla sedia (questo dondolio irritante della sedia si ritroverà anche in incontri con altri giocatori. Si saranno passati la parola…) e l’apparizione nella sala da gioco di uno psicologo che influisce negativamente sul gioco dello sfidante e di due yogi (due praticanti dello yoga tanto per capirci) che lo aiutano nella rimonta. Per chi ci crede, naturalmente. La sconfitta è amara. Korchnoj presenta ricorso al Tribunale internazionale dell’Aja chiedendone invano l’annullamento.
Un altro salto e si passa ad un altro ciclo mondiale. Ancora una volta Petrosian e ancora una volta vittoria. Anche se sofferta. Di nuovo Polugaevskij e di nuovo vittoria. Più sofferta della precedente per essere stata decisa da uno spareggio. Infine Robert Hubner, l’occhialuto, barbuto e stravagante Hubner che con il punteggio in parità se ne va letteralmente via dalla sede di gioco. Avrà avuto altre cose più importanti da fare. Eccoci giunti allo scontro di Merano del 1981 così descritto dallo stesso Korchnoj “Il match fu una catastrofe totale sotto ogni aspetto, soprattutto sulla scacchiera dove fui massacrato senza appello. Vinsi due partite e ne persi sei con dieci patte, in totale 7-11”. Un bollettino scarno degno di Cesare. Il 4 luglio 1982 finalmente la sua famiglia può avere il permesso di venire via dalla Russia. Ma ormai i legami con la moglie si sono allentati. Anche il rapporto con il figlio è piuttosto teso. E’ divorzio. La sua nuova vita sarà con Petra Leeuwerik che sposerà nel 1992 dopo avere ottenuto la cittadinanza svizzera. Questo colosso degli scacchi ha praticamente giocato con tutti i più grandi campioni del presente e del passato. Anche con uno già belle morto e sotterrato da un pezzo. Sì, avete capito bene. Con un defunto, Geza Maroczy per essere più precisi, attraverso un medium che trasmetteva le mosse provenienti dall’aldilà. La partita durò parecchi anni ma alla fine il Nostro riuscì a spuntarla. Implacabile anche con gli spiriti. Korchnoj è ancora in piena attività sia come giocatore che come allenatore. Vive in Svizzera, ha una casa, la moglie, gli amici, ha accettato lo stile di vita di questo paese, ha perfino ricevuto una laurea ad honorem dall’Università della Moldova. Qualche acciacco è inevitabile ma la passione e la grinta sono le stesse di prima.
A questo punto, come faccio spesso, ero pronto ad un finale che mi ricollegasse in qualche modo all’inizio, all’impatto brutale di questa sorprendente personalità. Ma poi ho trovato le parole giuste proprio in quelle espresse dal grande campione e lottatore. Altre non potrebbero essere migliori “Gli scacchi sono la mia vita, tutta la mia vita. La mia prima preoccupazione è sempre stata l’utilità del mio lavoro ai fini dello sviluppo del gioco. Non importa se ho avuto una vita difficile, né quanto apertamente io sia disposto a parlare dei miei conflitti con lo stato sovietico e i miei avversari del passato: per me, alla fin fine, l’unica cosa che conta sono gli scacchi”.
Fabio Lotti
Piccola biografia dell'autore (tratto dal sito marioleoncini.it): Fabio Lotti nasce a Poggibonsi, provincia di Siena, il 1 maggio 1946. Corso di studi regolare con Laurea in Materie Letterarie conseguita attraverso una tesi di storia moderna sulla vita economica di Siena dopo la caduta della repubblica (1555) sotto la guida del noto storico fiorentino Giorgio Spini che gli apre la via all’insegnamento. Conosce gli scacchi piuttosto tardi, più precisamente nel 1972 durante il memorabile incontro Spassky-Fischer, e subito si iscrive all’A.S.I.G.C. l’Associazione scacchistica italiana del gioco per corrispondenza. In breve tempo riesce a conseguire la norma di Maestro, partecipa a diverse finali nazionali piazzandosi sempre decorosamente. Viene anche inserito nella squadra nazionale A con la quale vince la 5° Coppa Latina. Le sue partite, in special modo i Dragoni della Siciliana con il Nero, vedono la luce sulle migliori pubblicazioni nazionali e internazionali. Appassionato di teoria inizia presto la collaborazione con riviste specializzate come “Due Alfieri”, “Telescacco”, “Scacco!” fino ad approdare alle prestigiose “L’Italia Scacchistica” e “Torre e Cavallo Scacco!”. Inizia anche la pubblicazione di testi teorici: “Il Dragone Italiano”- “Varianti per vincere”- “Gambetti per vincere”- “Guida pratica alle aperture” editi il primo dall’A.S.I.G.C. e gli altri dalla Mursia di Milano. Per ultimi arrivano “Sacrifici tattico-strategici nella Siciliana”, “Partita a scacchi con il morto” e "Chi ha ucciso il campione del mondo-Scacchi e crimine" e "La diabolica setta di Caissa-Scacchi e sesso" scritti in collaborazione con il Maestro Mario Leoncini e pubblicati dalla Prisma di Roma. Superata la metà degli anni novanta inizia a giocare anche a tavolino ottenendo la promozione a Candidato Maestro.Vorace divoratore di libri è curioso di tutto e di tutti, i suoi interessi spaziano dalla storia all’arte, dalla letteratura al giallo e, naturalmente, agli scacchi ed ai loro formidabili protagonisti sui quali scrive gustosi “Profili” pubblicati su “L’Italia Scacchistica”. Dotato di una ironia dissacratoria tipicamente toscana prende talora di mira gli aspetti più caratteristici del mondo scacchistico e dei suoi abituali frequentatori, se stesso compreso, mettendone in luce i loro tic e le loro manie.

