Mikhail Moiseyevich Botvinnik nasce a Pietroburgo il 17 agosto 1911, conosce gli scacchi abbastanza tardi rispetto ad altri campioni, più precisamente a dodici anni nel 1923. L’inizio non è proprio fulminante ma in continua, netta progressione. Progressione che lo porta a vincere due tornei di forza eccezionale come quelli di Mosca del 1935 e di Nottingham dell’anno successivo. Nel torneo AVRO del 1938 occupa “soltanto” il terzo posto riuscendo comunque a battere Alekhine e Capablanca. E’ venuto il momento di prepararsi alla lotta per il titolo mondiale. La guerra, però, butta tutto all’aria. Muore Alekhine e la corona resta vacante. Viene organizzato un torneo a sei giocatori ridottosi poi a cinque per la mancata partecipazione dell’americano Fine da tenersi a l’Aia e a Mosca nel 1948. Per Botvinnik è un vero e proprio trionfo. Primo con quattordici punti su ventiquattro si lascia alle spalle Smyslov a undici punti, Reshevsky e Keres a dieci e mezzo, ed infine ultimo a quattro punti l’ormai tramontato Euwe. Inizia l’era di un lungo regno. Anche se contrastato. Contrastatissimo. La prova della verità arriva nel 1951 e si presenta sotto le sembianze di Bronstein. Ora David Ionovic Bronstein non è un tipetto da nulla. Non lasciatevi ingannare dalle fotografie che ce lo mostrano talvolta con la fronte stempiata del nostro salumiere di fiducia. Ha alle spalle un curriculum di tutto rispetto. Più volte campione dell’U.R.S.S. è riuscito a sbarazzarsi, dopo un drammatico spareggio, del temibilissimo Boleslavskij per la candidatura al titolo mondiale. Ciò che fa più paura è il suo gioco: deciso, fantasioso, dirompente. Si prospetta una lotta dura su 24 partite che ha inizio il 15 marzo 1951 nella enorme sala da concerti di Mosca. E lotta dura sarà, fino alla fine. Nella sesta partita Bronstein commette un errore memorabile in un finale decisamente pari che ha fatto il giro del mondo. Pareggia il punteggio all’undicesima, soccombe nella successiva. Riesce a raggiungere il suo monolitico avversario nella diciassettesima con una convincente difesa Nimzoindiana, ma ancora una volta Botvinnik prende il comando nella diciannovesima. Per gli spettatori è come assistere ad un film di Hitchcock. Il finale è da infarto. Lo sfidante, dopo una patta, riesce a vincere due partite di seguito. Ora gli basta strappare un punto nei restanti due incontri ed è fatta. Molti la pensano così, ma Botvinnik è Botvinnik. Vince la ventitreesima con un finale superiore di Alfieri contro Cavalli e divide il punto nella successiva in posizione vantaggiosa. Il terribile match è terminato pari, la corona, però, resta sulla fronte, certamente sudata, del detentore come previsto negli accordi.
La seconda prova della verità arriva, sempre nella sala concerti di Mosca, il 16 marzo 1954. Questa volta davanti a lui siede Vassily Vasilievich Smyslov, un giovanottone trentatreenne dall’aspetto falsamente pacioso che al torneo dei candidati del 1953 si è piazzato primo dopo ventotto turni estenuanti contro avversari del calibro di Keres, Bronstein, Reshevsky, Euwe, Gligoric, Najdorf, Boleslavsky, Geller, Petrosian e chi più ne ha più ne metta. Il suo gioco non è certo brillante come quello di Bronstein, ma forse più subdolo e insidioso. Sono andato a vedermi le sue partite nel mio database (un aspetto positivo dei “Profili” per il sottoscritto è che imparo sempre qualcosa) e sono rimasto impressionato da questo gatto mammone della scacchiera. Sa creare minacce anche nelle posizioni che non dicono nulla. E poi la sua tecnica nei finali risulta quasi perfetta. L’inizio è travolgente per il detentore del titolo che viene raggiunto e superato nell’undicesima partita, ribalta la situazione alla sedicesima, ma viene di nuovo ripreso e l’incontro termina ancora in perfetta parità per 12 a 12. Dopo un risultato mediocre (per lui) nel campionato sovietico del 1955, ed un giro per la Svizzera tenendo simultanee insieme a Flohr, eccolo nuovamente di fronte a Smyslov - che nel frattempo ha vinto il torneo dei Candidati di Amsterdam - nel 1957. Questa volta sono dolori e rimane sconfitto per +3 =13 -6, ma l’anno successivo è tutta un'altra musica. Si vede subito anche dall’aspetto, dalla ferma determinazione, dalla concentrazione dopo un accurato lavoro di messa a punto delle sue armi che Botvinnik è intenzionato a riprendersi il titolo. E’ una sensazione palese, direi palpabile (molti danno già per scontato il risultato) che si concretizza con un secco +7 =11 -3. Lo stesso Smyslov, dopo aver cercato qualche piccola scusa alla sconfitta nel suo cattivo stato di salute, ammetterà onestamente che il suo avversario si era preparato al match in maniera impeccabile.
Non è finita qui. Nel 1960 lo aspetta al varco Mikhail Nechemjievic Tal, detto più affettuosamente Misha. Su questo campione non voglio aggiungere altro. Non c’è scacchista dal cuore più peloso che non lo abbia amato, che non serbi ancora un sentimento di ammirazione e rispetto per lui. E’ all’apice della forma e non porta rispetto a nessuno. Nel torneo dei Candidati del 1959 ha schiaffeggiato Smyslov, Keres, Petrosian, Benko, Olafsson e ha rifilato quattro calci nel sedere ad un certo Robert James Fischer. Due personalità, due stili di gioco in aperto contrasto fra di loro. Il mondo scacchistico è in fermento. Chi riuscirà a prevalere? La risposta non si fa attendere. Botvinnik, attaccato con furia selvaggia, è costretto a cedere con un distacco di ben quattro punti. Ma non si dà per vinto. Non è certo nel suo carattere anche se gli costa molto mettersi in discussione. E così, come era successo con Smyslov, cura le sue ferite, analizza i propri errori, pianifica una nuova strategia di gioco che eviti accuratamente le situazioni complesse e poco chiare, si ristabilisce nel fisico e... E l’anno dopo si riprende la corona con un secco 13 a 8!
Poi arriva Petrosjan (tenete presente che nel frattempo il Nostro sta invecchiando come è nelle leggi di Madre Natura, si porta dietro qualche acciacco mentre gli avversari sono più giovani e... sani), il boa constrictor Tigran Vartanovic Petrosjan che lo "convince" a staccarsi da questa benedetta corona. La sua preparazione al match, che ha inizio il 23 marzo 1963, è accuratissima aiutato da un secondo di superbo valore come Boleslavskij. Nulla viene lasciato al caso. Tutto il gioco di Botvinnik è messo al setaccio. Il lavoro da i suoi frutti. Tigran è una roccia, possente, instancabile e praticamente inattaccabile. Ecco che cosa scrisse Botvinnik qualche anno più tardi "Petrosjan crea situazioni dove gli avvenimenti si sviluppano quasi al rallentatore. Aggredire i suoi pezzi è difficile: i pezzi attaccanti avanzano lentamente come se intorno alla posizione di Petrosjan ci fosse una palude. E quando alla fine si riesce magari a mettere insieme un qualche attacco, o il tempo a disposizione è troppo poco oppure si è troppo stanchi per l’affondo". Per farla breve diventa il nuovo campione del mondo con un convincente punteggio di dodici e mezzo a nove e mezzo. La carriera scacchistica di Botvinnik non finisce certo qui, perché il suo nome è legato in seguito ad altri prestigiosi tornei. Ma per noi comuni mortali basta e avanza.
Da tutto quello che ho scritto in maniera molto succinta per un profilo sembra proprio che il Nostro abbia speso completamente il suo tempo dietro a Re e Regine e abbia consumato tutte le sue energie per difendere il suo regno. E invece serve solo a spiegare in parte la sua poliedrica e possente personalità: ingegnere capo presso il dipartimento dell’Energia degli Urali, studioso e ricercatore in materia di elettrotecnica e di programmi per computer scacchistici, vero deus ex machina di quella Unione Sovietica post-rivoluzionaria che intendeva servirsi di ogni mezzo, e quindi anche degli scacchi, per la sua propaganda politica. Egli è stato anche un abile e prolifico scrittore e commentatore, ma soprattutto un eccellente organizzatore. La sua Scuola ha fatto epoca. Da essa sono usciti fior di campioni come Karpov e Kasparov che hanno dato vita ad una delle lotte più dure ed entusiasmanti per la corona mondiale. Basterebbe solo questo, al di là dei suoi allori, a non farci dimenticare il nome di Mikhail Moiseyevich Botvinnik scomparso a Mosca il 5 maggio 1995.
Fabio Lotti

