venerdì 22 agosto 2008

Semplicità e complessità nei Finali di Torre


Con questo ottimo articolo sui finali scritto a quattro mani dalla GMf Elena Sedina e dal Maestro Alexej Kosikov (pubblicato nel numero di maggio 2001 della rivista Torre & Cavallo Scacco!), terminano gli aggiornamenti di agosto causa vacanza. Ci risentiremo direttamente a settembre per l'attesissimo super torneo di Bilbao. Non mi resta che augurarvi un buon fine agosto salutandovi con l'articolo

Semplicità e complessità
nei Finali di Torre

del gmf Elena Sedina e del m Alexej Kosikov


Oggi, è difficile immaginare uno scacchista ad alto livello senza la necessaria abilità nel giocare i finali e senza avere sviluppato la tecnica della realizzazione del vantaggio materiale o posizionale.

Perchè bisogna conoscere il finale?

Non sarebbe possibile nel corso del perfezionamento sportivo puntare solamente alla preparazione delle aperture, alla tattica e alla strategia del mediogioco, cercando di colpire l'avversario subito dall'inizio della partita, senza arrivare in finale? Si, si potrebbe fare così ma solo a condizione che non si ponga come scopo di aumentare la propria forza di gioco oltre il livello delle categorie nazionali. Per raggiungere la classe superiore è necessario lavorare seriamente anche sui finali per i seguenti motivi:
  1. Il finale è l'ultimo e conclusivo stadio della partita a scacchi. Tanti di noi potrebbero ricordare dolorosi episodi dalla propria pratica scacchista quando una partita giocata in maniera eccellente in mediogioco è stata sprecata in finale! Non è difficile nominare tanti scacchisti, compresi Grandi Maestri sia dell'epoca moderna che del passato, che non sono riusciti a conseguire grandi successi a causa del loro scarso livello di gioco in finale.
  2. La forza di gioco dello scacchista, il livello della sua comrensione degli scacchi, dipende non solo dalla sua capacità di valutare con precisione la situazione sulla scacchiera ma anche dall'abilità di prevedere lo svolgimento degli avvenimenti futuri legati anche ai possibili cambi dei pezzi e, come conseguenza, al trasferimento della partita in finale. Dopotutto è chiaro che il "finale-fantasma" influenza l'andamento del combattimento sono solo nel mediogioco, ma addirittura già in apertura.
  3. Agli stadi iniziali del perfezionamento scacchistico il fattore determinante della valutazione della posizione è semplicemente "la quantità delle Donne" sulla scacchiera e quindi quasi sempre il destino della partita viene deciso in apertura o in mediogioco. Ma con l'aumento della maestria scacchistica i finali capitano sempre più spesso e ai livelli di Maestri o Grandi Maestri il più piccolo indebolimento della posizione che si sfrutta in finale, può diventare decisivo.
Quali sono le particolarità del finale che lo distinguono dal mediogioco?
  1. Il fattore determinante è la relativa sicurezza del Re e quindi la possibilità della sua centralizzazione.
  2. La quantità dei pezzi sulla scacchiera è limitata. Questo comporta l'estrema necessità della loro attivazione (compresa la centralizzazione del re).
  3. Il ruolo dei pedoni in finale aumenta.
  4. La maggiore importanza del tempo e quindi la necessità del calcolo preciso delle varianti.
  5. Aumenta il ruolo delle "sottigliezze", dei più insignificanti cambi nella posizione. Di conseguenza ogni finale esige, di regola, una valutazione concreta. Le ragioni generali spesso risultano sbagliate.
In che cosa si rivela la specificità dei finali di Torre che li distingue da tutti gli altri tipi di finali? Per diverse ragioni, soprattutto i finali di Torre richiedono molto studio. In primo luogo, essi succedono più spesso. Nella maggior parte delle aperture i pezzi leggeri e le Donne "contattano" subito (e, come risultato, vengono cambiati presto) mentre le Torri iniziano a giocare dopo, quando le colonne vengono aperte. In secondo luogo, i finali di Torre contengono tante posizioni teoriche (posizioni con quantità di pedoni ridotta), la cui conoscenza è assolutamente necessaria, mentre in altri tipi di finali le posizioni teoriche spesso sono molto semplici o comunque risolvibili con metodi generali. E, principalmente, tanti finali di Torre sembrano molto semplici, ma quasi sempre gli studi più profondi rivelano delle risorse nascoste. Dietro l'apparente semplicità molto spesso si nascondono delle complicazioni. Bisogna stare attenti a non essere superficiali, valutando i finali di Torre!

diagramma 1

diagramma 2

Date uno sguardo a queste due posizioni. Sono simili come due gocce d'acqua mentre la loro valutazione è completamente diversa. Prima di leggere gli ulteriori commenti cercate di decidere da soli quale delle due è vinta per il Bianco e quale invece è patta. Probabilmente avrete capito che nella posizione del diagramma 1 il Bianco non riesce a vincere: 1.Rf4 Ta4+ 2.Re5 Ta5+ 3.Rd6 Ta6+ 4.Rc7 4.Rc5 Ta7 4...Ta7+ 5.Rc6 Ta8 6.Rb7 Tf8 7.Rc7 Ta8 il Bianco non può vincere. Anche altre continuazioni non cambiano la valutazione: 1.Tf4 Tb8 2.Ta4 Tb5; 1.f7 Tf8 2.Tf6+ Rg7 3.Rh5 3.Rf5 Tf7 3...Th8+ 4.Th6 Txh6+. Nella posizoone 2 il Bianco vince semplicemente continuando con 1.Te1 Ta4+ 2.Te4 Ta6 3.Te6+ Txe6 4.fxe6.

Come studiare i finali?

Possiamo raccomandare alcune forme di studio.
  1. Soprattutto l'analisi delle proprie partite ("conosci te stesso e tu conoscerai la verità"). Ad ogni scacchista sicuramente è capitato di giocare tanti finali interessanti. Analizzandoli con cura e studiandoli si può non solo trovare gli errori ma anche arrivare alle conclusioni importanti per la comprensione dei finali in generale.
  2. Lo studio dei finali istruttivi giocati dai migliori scacchisti moderni e del passato. Le partite commentate non solo tramite le varianti ma soprattutto verbalmente acquisiscono qui un valore particolare. Bisogna sottolineare, però, la necessità di elaborare l'atteggiamento critico, di sviluppare il proprio punto di vista, che in alcuni casi potrebbe non essere identico a quello del commentatore.
  3. Lo studio della letteratura scacchistica specializzata, per esempio "I finali negli scacchi di Averbakh, "La teoria dei finali di torre" di Smyslov e Levenfish, la Jugoslava "Enciclopedia dei finali" etc. Lavorando con tali volumi è importante non "annegare" nel flusso d'accumulata informazione ricordando che alla fine conta non tanto la quantità delle posizioni memorizzate quanto il contributo dato al proprio sistema delle conoscenze dei finali. La risoluzione degli studi. Un lavoro sistematico con la composizione scacchistica permette di: a) aumentare il volume delle posizioni teoriche (con le quali spesso finiscono le varianti principali e secondarie negli studi) già conosciute. b) approfondire la conoscenza dei principali metodi di gioco nei finali. c) perfezionare la tecnica del calcolo delle varianti, le capacità analitiche.
Nel seguente diagramma, trovate la soluzione da soli, poi controllate se la vostra risposta è corretta. Siate perseveranti nella ricerca della soluzione!

V. Chehover

Il Bianco si salva nel modo inaspettato: 1.Rf8!! d2 Dopo 1...e2 2.Te7 Rd1 3.f5 il pedone arriverà fino a f7 raggiungendo la posizione di patta teorica. 2.Td7 e2 3.Txd2+! Rxd2 4.f5 e1=D 5.f6 e la sfortunata disposizione del Re e della Donna del Nero permette al bianco di portare il pedone in f7, raggiungendo la patta teorica.

A cosa serve risolvere studi come questo?
  1. Si allarga il volume delle posizioni teoriche già conosciute (la posizione finale della soluzione).
  2. Si sviluppa la fantasia (la mossa 1.Rf8!! non è del tutto evidente).
  3. Si elabora la capacità di approfondire l'analisi (a prima vista il problema sembra irrisolvibile).
Cosa, esattamente, bisogna conoscere sui finali?

La comprensione profonda di un finale di un qualsiasi tipo si basa sui quattro fondamenti:
  1. La conoscenza dei finali teorici.
  2. La precisione nel calcolo delle varianti.
  3. Lo studio dei tipici metodi di gioco.
  4. L'analisi delle posizioni da giocare (non teoriche).
I finali teorici.

Tutti i finali negli scacchi possono essere divisi in due categorie: finali teorici e finali da giocare. I finali con la quantità limitata dei pezzi sulla scacchiera (di regola fino a 7), la valutazione dei quali è esatta e può essere definita immediatamente senza alcun calcolo delle varianti, sono considerati teorici. L'allargamento delle conoscenze delle posizioni teoriche facilita le ricerche delle soluzioni nelle posizioni di gioco difficili, mentre l'ignoranza in questa materia può provocare situazioni indesiderate o addirittura imbarazzanti. Ancora nel 1906 S. Tarrasch analizzò una delle posizioni chiave per tutta la teoria dei finali di torre.

S. Tarrasch, 1906

Mossa al Nero. Il nero raggiunge la patta continuando con 1...Ta7+ Perde 1...Ta8 2.Tg1+ oppure 1...Tg2 2.Re8 seguito da 3.e7. 2.Td7 2.Rd6 Rf8; Rd8 Rf6 2...Ta8! La più precisa, ma per pattare sono sufficienti quasi tutte le altre mosse della Torre nera sulla colonna 'a'. Per esempio, 2...Ta1 (o addirittura 2...Ta5) 3.Re8+ Rf6 4.e7 Re6 5.Rf8 Tf1+ 6.Re8 Ta1 con parità. Perde solo la mossa 2...Ta6?? 3.Re8+ Rf6 4.e7, e il Nero è rovinato a causa della mancanza dello scacco sulla colonna 'f'. 3.Td8 Dopo 3.Rd6 Rf8 la patta è evidente. Su 3.Tb7 (o 3.Tc7) è più semplice per il Nero continuare con 3...Rg6 4.Rd7 Rf6 5.e7 Rf7. 3...Ta7+! Qui la mossa 3...Ta1? perdeva dopo 4.Re8 e 5.e7. 4.Rd6 Ta6+ 5.Re5 Ta5+! 6.Td5 Ta8 7.Td7+ Rg6! con parità. E ora vediamo il finale di una partita giocata 23 anni dopo da scacchisti che non hanno bisogno di nessuna raccomandazione.

Capablanca - Mencik
Hastings, 1929-1906


Abbiamo la stessa posizione di Tarrasch spostata di una verticale, il che non cambia niente. Il finale di questa partita sarebbe stato di nessun interesse se almeno uno degli avversari avesse dimostrato la conoscenza dell'analisi di Tarrasch. La partita è andata così: 1...Ta6?? 1...Tb8!; 1...Tb4 2.Tb7? 2.Rf8+ 2...Ta8! 3.Te7 Ta6?? 4.Rf8+ Rg6 Perdeva anche 4...Rh8 dopo 5.f7 Ta8+ 6.Te8 Ta7 7.Te1 (è possibile anche Td8 seguito da Re8) 7...Ta8+ 8.Re7 Ta7+ 9.Rf6. Ma la "commedia degli errori" non è finita qui... 5.f7 Ta8+ 6.Te8 Ta7 7.Te6+ Rh7 8.Re8?? Il modo più semplice per vincere è il seguente: 8.Te1 Ta8+ (se 8...Rg6 9.Rg8) 9.Re7 Ta7+ (se 9...Rg7 10.f8=D+) 10.Rf6 Ta6+ 11.Te6 Ta8 12.Te8 Ta6+ 13.Re5 Ta5+ 14.Rd4. 8...Ta8+ 9.Re7 Ta7+?? Dopo 9...Rg7 10.Ta6 Tb8 11.Ta7 Tf8 (11...Tc8) si sarebbe di nuovo verificata la posizione di parità. 10.Rf6 e il Nero abbandona. Invece la posizione seguente fu giudicata erroneamente persa per il Nero da Tarrasch.

Tarrasch 1909

Mossa al Nero. Tarrasch argomentò la sua valutazione con i seguenti ragionamenti. Dopo 1.a7 si verifica, senza dubbio, la posizione di patta. Il Nero fa le sue mosse d'attesa con la torre sulla colonna 'a' oppure con il Re (solo sulle case g7 e h7), e quando il Re bianco farà il tentativo di liberare la Torre a8 giocando Rb6 (b7) allora la Torre nera darà qualche scacco obbligando il Re del Bianco ad allontanarsi dal pedone dopodiché tornerà di nuovo sulla 'a'. Però con il pedone in a6 la situazione non è così chiara. Il tentativo del Re nero di avvicinarsi al pedone del Bianco non è reale: la colonna 'e' è "minata". Non appena il Re nero occupasse la casella e7 (o e6), il Bianco giocherebbe immediatamente a7 minacciando Th8 e a quel punto al Nero mancherebbe un tempo, vuoi per tornare in g7 vuoi per avvicinarsi al pedone bianco. Il comportamento passivo del nero permetterà invece al Bianco di introdursi in a7 con il Re (ecco perchè il pedone va tenuto in a6) e, di conseguenza, liberare la torre bianca con la mossa Tb8 seguita da promozione imparabile. Ecco, ad esempio, la variante citata da Tarrash per confermare la vittoria del bianco: 1... Rf7 2.Rf3 Ta4 3.Re3 Rg7 4.Rd3 Rf7 5.Rc3 Rg7 6.Rb3 Ta1 7.Rb4 Rf7 8.Rb5 Tb1+ Se 8...Ta2 9.Td8 Re7 10.Td4 Ta1 11.Ta4 Tb1+ 12.Ra5, oppure 9...Tb2+ 10.Rc6 Tc2+ 11.Rb7 Tb2+ 12.Ra7 Re7 13.Tb8 vincendo. 9.Rc6 Tc1+ 10.Rb7 Tb1+ 11.Ra7 Re7 12.Tb8 Ta1 13.Rb7 Tb1+ 14.Ra8 Ta1 15.a7 Rd6 15...Rd7 16.Rb7 Tb1+ 17.Ra6 Ta1+ 18.Rb6 Tb1+ 19.Rc5 16. Rb7 Tb1+ 17.Rc8 Tc1+ 18.Rd8 Th1 19.Tb6+ Rc5 20.Tc6+ Rb5 20...Rd5 21.Ta6 21.Tc8 Th8+ 22.Rc7 Th7+ 23.Rb8 e il Bianco vince. V. Rauser e I. Rabinovich non accettarono questa analisi; successivamente la stessa posizione fu dettagliatamente studiata da P. Romanovskij. Nella variante di Tarrasch il Nero perdeva perchè si atteneva alla tattica passiva. Per salvarsi gli era necessario avere la possibilità di attaccare il Re del Bianco con la Torre quando esso arrivava a difendere il pedone a6, senza però permettergli di nascondersi in a7. Perciò il piano di base è quello di riuscire a trasferire la Torre da a1 sulla sesta traversa, preparando l'attacco laterale. Adesso è facile trovare la soluzione nella posizione iniziale: 1...Ta5! 2.Rf3 Tf5+ 3.Re4 Tf6 4.Re5 Minacciando 4.Tg8+. 4...Tc6 5.Rd5 Tf6 6.Rc5 6.a7 Ta6 6...Rh7 7.Rb5 Tf5+! 8.Rb6 Tf6+ 9.Rb5 Tf5+ 10.Rb4 Tf6 11.a7 Ta6 11...Tf7?? 12.Th8+ 12.Rb5 Ta1 13.Rb6 Tb1+ ed è patta. Nonostante il fatto che le posizioni appena esaminate siano relativamente semplici, possiamo mostrare parecchi esempi in cui addirittura i Grandi Maestri sono stati poco convincenti nel loro gioco in questo tipo di finali.

Szabo - Tukmakov


Mossa al Bianco. Il pedone 'h' in questa posizione non ha molta importanza. Per pattare il Bianco deve solamente attendere mantenendo la possibilità d'attacco laterale del pedone a5. Ad esempio: 1.Tb5 Rd6 2.Tf5 Ta1 3.Rh2! a4 4.Tf4 a3 5.Tf3 Rc5 6.Tb3 Rc4 (6...a2 7.Ta3) 7.Tf3 Rb4 8.Tf4+. Come vediamo è possibile forzare la patta senza particolari preoccupazioni, bisogna solo sapere come si fa... La partita è invece andata così: 1.Rg2?! Rd6 2.Rf2?! Ta2+ 3.Re1?? 3.Rg1! manteneva ancora la posizione di patta. 3...Ta1+ 4.Re2 Perdeva anche 4.Rd2 a causa di 4...Th1! 5.Txa5 h3 6.Th5 h2 7.Re2 Ta1! 4...a4 5.Th6+ Se 5.Txh4 a3 6.Ta4 a2 e poi Th1! 5...Re5 6.Th5+ Rf6 7.Rf2 a3 8.Rg2 Tc1 9.Ta5 Tc3 e il bianco ha abbandonato.
Senz'altro il processo di studio delle posizioni teoriche deve essere un processo creativo. Memorizzando le posizioni del genere e i metodi di gioco, è necessario giungere a delle conclusioni e generalizzazioni che permettano di allargare il volume delle posizioni teoriche in un certo tipo di finali. Per esempio, analizzando la posizione 6, è stato stabilito che il Nero raggiunge la patta se riesce a trasferire la Torre all'attacco laterale del pedone a6 senza permettere alla Torre bianca di lasciare la casa a8. P. Romanovskij ha individuato la seguente zona di patta per tale finale:


Se il Re bianco si trovasse dentro la zona evidenziata, allora il Nero riuscirebbe a pattare, trasferendo la Torre sulla sesta traversa. Invitiamo i lettori a persuadersi di ciò da soli. Per aumentare ed approfondire le conoscenze sulle posizioni teoriche bisogna anche cercare di imparare alcune regole che potrebbero risultare utili per trovare delle soluzioni giuste anche nelle posizioni sconosciute. Questo lavoro potrebbe risultare più appagante rispetto alla semplice memorizzazione delle numerose posizioni teoriche. Ad esempio, per rendere fruttuoso l'attacco del pedone difeso dal Re con la Torre, quest'ultima ha bisogno di un certo spazio - la distanza tra la Torre e il pedone non deve essere meno di tre verticali. Nella seguente posizione il Nero non riesce a salvarsi a causa della sfortunata posizione della Torre (troppo vicina al pedone) e del Re nero in g6.

M. Grigoriev, 1937

1...Tb7+ Era minacciata 2.Tg1+. 2.Rd6 Tb6+ Se 2...Rf6 3.Tf1+ e poi 4.e7. 3.Rd7 Tb7+ 4.Rd8 Rf6 Se 4...Tb8+ 5.Rc7 Tb2 6.Te1. 5.e7 Tb8+ 6.Rc7 Te8 6...Th8 7.Te1 Rf7 8.Rd7. 7.Rd6 Tb8 8.Tf1+ Rg7 9.Rc7 Ta8 10.Ta1! Th8 11.Rd7 e vince. Le difficoltà nel memorizzare le posizioni teoriche riguardanti i finali di Torre sono anche determinate dalla loro concretezza: il cambiamento di un dettaglio a prima vista insignificante può modificarne la valutazione. Nell'ultimo diagramma mettiamo il Re nero in g7 anziché in g6 (è la posizione migliore perchè in alcuni casi il Re ha la possibilità di andare in f8).

M. Grigoriev, 1937

1...Tb7+ 2.Rd6 Tb6+ 2...Rf8? 3.Ta8+ Rg7 4.e7 3.Rd7 Tb7+ 4.Rd8 Tb8+ 5.Rc7 Tb2 6.Tf1 Ta2 ed è patta perchè la torre in conformità alla regola di 3 verticali ha occupato la posizione giusta. Vogliamo ancora una volta richiamare la vostra attenzione sulla necessità dell'approccio creativo allo studio delle posizioni teoriche: la loro memorizzazione non deve essere meccanica, ma pensata e logicamente motivata; ogni posizione memorizzata dovrebbe entrare a far parte del vostro sistema di conoscenze generali sui finali.