lunedì 28 luglio 2008

Monday's Chess Puzzle #20

Mossa al bianco.

venerdì 25 luglio 2008

Dejà-vu nella Caro-Kann


L'articolo che ho scelto questo mese per la rubrica dagli archivi di T&CS! è tratto dal numero di gennaio 2000 ed è stato scritto dal Grande Maestro Stuart Conquest. Mi è sembrato particolarmente interessante proporvelo, dal momento che tratta la somiglianza di alcune posizioni in partite giocate a diversi anni di distanza. Buona lettura!

Dejà-vu nella Caro-Kann
del grande maestro Stuart Conquest

Un libro che ho letto recentemente è la collezione delle Speelman's Best Games (Batsford, 1997), in parte perchè giocheremo insieme nella squadra inglese nell'imminente Campionato europeo a squadre in Georgia. Perciò mi sembrava utile famigliarizzare con la miglior produzione della sua carriera! Una partita che mi ha colpito particolarmente è stata la Kasparov-Speelman, Linares 1992.

Garry Kasparov - Jonathan Speelman
Linares 1992

1.e4 c6 2.d4 d5 3.Cd2 dxe4 4.Cxe4 Cd7 5.Ac4 Cgf6 6.Cg5 e6 7.De2 Cb6 8.Ab3 a5 Speelman scrive che è abituale 8...h6 9.C5f3 e solo dopo 9...a5 oppure 9...c5. 9.c3 a4 10.Ac2 a3 11.b3 Cbd5 12.Ad2 Ad6 13.C1f3 Cf4 14.Df1 h6 15.Ce4 Cxe4 16.Axe4 0-0 17.g3 Cd5 18.De2 c5 19.dxc5 Axc5 20.Ce5! Dc7 21.0-0!
Speelman dice che qui aveva cominciato a non sentirsi a proprio agio, quando: "...improvvisamente, individuai una mossa che avrebbe cambiato il corso del gioco." 21...Ae3! Speelman appone a questa mossa un "!?!" qualsiasi cosa ciò significhi! Della reazione di Kasparov, dice: "I suoi occhi marroni si inarcarono e sprofondò nei suoi pensieri." Il gioco continuò 22.fxe3 22.Axe3 Cxc3 era l'alternativa. 22...Dxe5 23.Dd3 Ta6! 24.c4 Cf6 25.Ag2 Td6 e benchè il Bianco mantiene il suo vantaggio dopo 26.Dc3! Speelman riuscì a concludere con una patta. 26...Dg5 27.Da5 e5 28.Ab4 Ta6 29.Db5 Ad7 30.Dxb7 Dxe3+ 31.Rh1 Ta7 32.Ad2 Dd4 33.Ac3 Dc5 34.Db4 Dc7 35.c5 Ac6 36.Db6 Axg2+ 37.Rxg2 Cd5 38.Dxc7 Txc7 39.Axe5 Txc5 40.Ad6 Tc2+ 41.Tf2 Tfc8 42.Axa3 Ce3+ 43.Rg1 Ta8 44.Ab2 Txf2 45.Rxf2 Cc2 46.Tc1 Cb4 47.Tb1 Txa2 48.Re3 f6 49.Rd4 Cc2+ 50.Rc3 Ca3 51.Axa3 Txa3 52.Rb2 Ta7 53.b4 Rf7 54.b5 Re6 55.Rb3 Rd7 56.h4 h5 57.Tc1 Tc7 58.Td1+ Rc8 59.Td5 Te7 60.Rc4 Te3 1/2 La mossa 21...Ae3 risvegliò nel mio subconscio di scacchista un senso di dejà-vu. Avevo già giocato una partita simile, e con la stessa apertura? Pochi secondi furono sufficienti per cercare nel mio database personale e trovare la risposta...

Ralf Lau - Stuart Conquest
Budapest 1987

1.e4 c6 2.d4 d5 3.Cc3 dxe4 4.Cxe4 Cd7 5.Ac4 Cgf6 6.Cg5 e6 7.De2 Cb6 8.Ab3 a5!? 9.a4 c5 10.dxc5 Axc5 11.C1f3 0-0 12.0-0 Cbd5 13.Ce5 b6 14.Te1 Dc7 15.Ac4 Ab7 16.c3 Tad8 17.Ab5
17...Ce3! 18.Bxe3 Qxe5 19.Nf3 Qh5 20.Nd4 1/2 Mi sentivo molto soddisfatto, chiusi il mio computer e andai a prendere del té. Ma tuttavia qualcosa ancora non mi convinceva. Potevo aver giocato un'altra partita con lo stesso tema? Dovevo controllare! E nel momento in cui ebbi la partita sul mio schermo ricordai: si trattava ancora una volta della Caro-Kann e della casa e3!

Atanas Kolev - Stuart Conquest
Huesca 1998

1.e4 c6 2.d4 d5 3.Cc3 dxe4 4.Cxe4 Cd7 5.Cf3 Cgf6 6.Cg3 e6 7.Ad3 c5 8.c3 Ae7 9.0-0 0-0 10.De2 b6 11.Af4 Ab7 12.Tad1 Dc8 13.Tfe1 a6! 14.Ce5 cxd4 15.cxd4 Cxe5 16.dxe5 Dc6! 17.f3 Cd5 18.Ad2 Tfd8 19.Rh1 Da4 20.Ce4 Tac8 21.a3 Db3 22.Cg5 g6 23.De4 Td7 24.Dh4 h5 25.Ae4
25...Ce3! 26.Axb7 Cxd1 27.Axc8 Txd2 28.Df4 Axg5 29.Dxg5 Cf2+ 30.Rg1 Dc2 31.Axa6
31...Cg4! 32.Af1 Txg2+! 0-1 Un bel finale! Questo accadde in una partita sui 50 minuti giocata in Spagna; il mio avversario era un GM bulgaro quotato circa 2550. E' strano che mi sia ricordato prima della partita più vecchia, quella con Lau, forse perchè lì la mossa 17...Ce3 arrivò prima, ma tuttavia la somiglianza più forte è con la partita Kasparov - Speelman. A volte si ha un ricordo più nitido del passato lontano che di quello recente.
C'è un'altra coincidenza che vi voglio rivelare! La decisiva mossa di interferenza 31...Cg4! mi piacque molto nella partita con Kolev, in modo particolare dopo la forzata 32.Af1 Txg2+!. Allora torniamo alle Speelman's Best Games e vediamo la conclusione della Speelman-Short, Londra 1980:
32...Dg6+ 33.Rf1 Dg4?? 33...Td6 era leggermente migliore per il nero. 34.Cg5! e il nero deve abbandonare! Se solo le partite di scacchi si ripetessero più spesso!

lunedì 21 luglio 2008

Monday's Chess Puzzle #19

Dopo diversi giorni di stop torno ad aggiornare il blog con il consueto appuntamento del lunedì. Ultimamente ho avuto alcuni problemi personali che mi hanno portato via dalla rete e, come se non bastasse, ieri mi è venuto un bel febbrone, quindi per qualche altro giorno non sono previsti aggiornamenti. Per adesso mi riposo e penso a riprendermi... a tutti voi auguro un buon inizio di settimana!

Muove il bianco.

martedì 15 luglio 2008

Final Chess Masters: Bilbao 2008

Dal primo al 13 settembre si disputerà l'ultimo evento previsto dalla Grand Slam Chess Association.

Quando: 1-13 Settembre 2008
Dove: Si giocherà nella città di Bilbao (Spagna). La sala da gioco è veramente particolare: torna l'acquario proposto a Sofia, ma questa voltà sarà situato in uno spazio aperto!
Chi: I tre vincitori di Corus, Linares e Sofia ovvero Levon Aronian, Viswanathan Anand, Vassily Ivanchuk, due invitati di tutto rispetto del calibro di Magnus Carlsen e Veselin Topalov, e un sesto giocatore ancora da definire. Il torneo sarà di categoria XXI, con una spaventosa media elo... ben 2773 punti!!!
Quanto: Il montepremi finale sarà di circa 400.000 euro: al 1° ne andranno ben 150.000, al 2° 70.000, al 3° 60.000, al 4° 50.000, al 5° 40.000 e all'ultimo arrivato 30.000, un "premio di consolazione" di tutto rispetto.

lunedì 14 luglio 2008

Monday's Chess Puzzle #18

Muove il bianco.

sabato 12 luglio 2008

Giulia, Silvestri e i giocatori di scacchi

Come ho detto, e se non l’ho detto lo dico ora, in quel momento non avevo, perché non l’ho mai avuta, moglie né figli, che potevo anche avere senza bisogno di sposarmi, e neppure mamma e papà che se ne erano andati da un pezzo. Ma avevo Giulia che riempiva lo stesso la mia vita. Giulia era una gioviale signora matura dall’aspetto rotondo che mi metteva a posto la casa e mi teneva perfettamente al corrente di tutti gli eventi della sua prolifica famiglia e, quando questi non bastavano, sapeva ampliare il discorso anche a quelli dei vicini e via via ad altri di interesse nazionale e talora anche internazionale. Una fonte inesauribile di fresche notizie che mi arrivavano tutte insieme da una cannella perennemente aperta. In più c’era in lei quel senso materno che la induceva a trattarmi come un bambino. Con gentilezza e rispetto perché io ero pur sempre un dottore, anche se non mi ero mai laureato. Ma questa è un’altra faccenda.
“Buongiorno, dottore, come va?”.
“Come va, come va Giulia, andava meglio ieri”.
“O che è successo da turbarla in questo modo? Ora che la guardo più da vicino ha una faccia che gli casca il mento per terra”.
“Sa che non voglio parlare di lavoro a casa, ma è successo un altro caso particolare…”.
“Un attentato”.
“Ma no”.
“Meno male, sembra che ora vadano di moda. Io mi ammazzo, ma ammazzo pure te. Che gente!”.
“Ma no, ma no, lasciamo perdere. Vado a lavarmi le mani”.
“Come vuole. Ma sì, parliamo d’altro. Vuole sapere che cosa le ho preparato?”.
“Preferisco la sorpresa”.
“E’ già in tavola. Venga che si fredda”.
“Accidenti! Questa sì che mi rimette al mondo! Dal profumo direi che sono spaghetti ai funghi porcini”.
“Si vede che ha buon naso. Mangi che si sentirà meglio, mentre io lo tengo aggiornato sulle mie storie che le stanno tanto a cuore”.
“Che mi stanno?”.
“Che le stanno a cuore, dottore, me l’ha detto lei qualche giorno fa, quando le ho parlato di mia cognata Luigina, ma poi non ho finito…se la ricorda?”.
“In questo momento ho come un vuoto di memoria, lei mi capisce…”.
“La capisco, la capisco ma il vuoto di memoria glielo riempio io. Dunque mia cognata Luigina, come le dicevo…quella morettina vispa…una volta è venuta a trovarmi anche qui, se la ricorda?”.
”Aridagliela. Le ho già detto che ho come un vuoto…”.
“Due occhioni neri, anche troppo grandi per il mio gusto, un faccino malizioso…”.
“…di memoria”.
“Insomma quella lì che sa fare tutto e vuole tutto e cìcìcì e ciàciàcià…”.
“Cosa?”.
“Suvvia, dottore, non mi caschi dalle nuvole. Lei che ha studiato non mi vorrà dire che non sa cosa significhi cìcìcì e ciàciàcià”.
“No, almeno che non sia il nome di un nuovo ballo sudamericano”.
“E cicìcì e ciàciàcià, una che si dà le arie, che parla, parla e parla solo per il gusto di sentire la sua voce. Insomma vuole prendere la patente quando non sa guidare nemmeno i carrelli della spesa. Se la immagina, lei, a guidare una macchina!”.
“Le ho già detto…”.
“Uffà, però, con lei non c’è da farci un discorso. Dove ero rimasta…”.
“Ai carrelli, questo me lo ricordo”.
“Ah, sì…dunque il marito, conoscendola bene, si oppone ma lei la spunta, indovini come?”.
“O sora Giulia, ora glielo dico alla toscana…”.
“Con uno sciopero”.
“Con uno sciopero? Questa è bellina. Che ha smesso di fargli la pappa?”.
“No, ha smesso di fare all’amore”.
“Porc… Non me l’aspettavo. Credevo che questo tipo di sciopero colpisse solo quelli che non lavorano, come ci ha insegnato Celentano”.
“Aspetti, non è mica finita qui…”.
Giulia era una brava donna, una esperta cuoca e aveva tanti altri pregi, per carità, ma quando incominciava a parlare non la finiva più e allora io di tanto in tanto accennavo di sì con la testa come se la stessi ad ascoltare fino a quando il pranzo era terminato e lei finiva le sue straordinarie avventure con un “Allora, come le è sembrato?” a cui rispondevo immancabilmente con un istintivo“Eccellente!” che poteva andar bene sia per il pranzo che per l’interminabile racconto. Dopodiché me ne scivolavo nel mio studio, mi prendevo un buon caffè all’uopo preparato, mi accendevo un sigarello di quelli stretti e lunghi che avevano sempre colpito la mia fantasia di ragazzo e mi mettevo a gironzolare intorno alla mia biblioteca che era ben fornita e che mi era di molta compagnia. Qui, però, bisogna tirar fuori un tarlo che mi rode da un bel po’ di tempo e che mette in causa i mi babbo detta alla toscana, l’avrò già detto mille volte ma lo ridico, un testone di quelli…Insomma io ho avuto sempre una predisposizione per la letteratura, mi piaceva leggere e scrivere, ho fatto le superiori, mi sono iscritto all’Università. Quello era il mio sogno…ma c’era anche bisogno di lavorare e questo benedetto genitore, la mamma no perché era sempre dalla mia parte, mi ha costretto a lasciare gli studi e ad entrare nella polizia. Lui era già brigadiere a Poggibonsi, aveva delle conoscenze e batti e ribatti mi convinse, oggi direi forzò, a prendere quella decisione. Ma l’amore verso i libri è rimasto e piano piano mi sono costruito una discreta biblioteca, tutta bene organizzata con i libri catalogati uno per uno che è un piacere vederli. La mia prima passione sono stati i gialli, non tanto quelli tutto scazzottate, violenze, inseguimenti, all’americana, insomma per intenderci, o i noir patologici dove chi è più sano ha una demenza senile conclamata, ma quelli dove conta il lavorio delle cellule grigie, dove la scena si svolge in un piccolo paese lindo e pulito e il massimo evento di crudeltà è schiacciare le formiche mentre si cammina. Insieme ai gialli sono poi venuti i testi umoristici perché il riso fa sempre bene e via via tutti gli altri, tra i quali anche quelli di scacchi da quando avevo imparato questo stramaledetto gioco durante il primo caso del cavalier Pelosi trovato una sera morto stecchito proprio al circolo di scacchi. E dire che agli inizi, quando sono arrivato a Siena, mi lamentavo che lì non succedeva mai niente di particolarmente eccitante! Ma sulla mia biblioteca non la faccio lunga ora, perché ci ritorno di sicuro. Dunque, dicevo, stavo puntando qualche libro come un cane da tartufo, quando ti arriva la telefonata. Non una telefonata, badate bene, ma la telefonata che io immediatamente capivo dal momento sbagliato in cui veniva fatta e dal trillo nervoso del telefono.
“Pronto, commissario?”.
“Insomma…”.
“Pronto, commissario, mi riconosce?”.
“Mi faccia pensare. Lei dovrebbe essere il procuratore Silvestri. Ci ho azzeccato, come direbbe il buon Di Pietro?”.
“Ah, bene, non capivo quell’insomma, ma penso che sia una delle sue solite battute”.
Due parole sul procuratore Silvestri bisogna che ve le dica. Ho già detto che ho novanta anni ed un piede nella tomba. Dunque sarò sincero. Mi servo di due o tre metafore per fare più presto. Una piattola, una rogna, un gatto attaccato ai coglioni che veniva a stuzzicarmi nei momenti più inopportuni. Sempre al telefono. Mai che l’abbia visto, che so, nel mio ufficio o nel suo, o meglio ancora sul luogo del delitto. Per una ragione o l’altra non poteva venire e mi perseguitava con questo aggeggio diabolico e mi spingeva a fare presto, a risolvere il caso alla svelta per il buon nome di Siena, della città del Palio che tutti ci invidiavano. E immancabilmente finiva l’intervento buttando giù il ricevitore senza nemmeno un saluto o un semplice arrivederci.
“Dunque, commissario, ho saputo di questo nuovo caso increscioso, incresciosissimo, che ha colpito ancora una volta la nostra stupenda città…”.
“Purtroppo…”.
“E lei mi sa dire solo purtroppo?”.
“Ma, vede, in questo momento, con il pranzo sullo stomaco…”.
“Ma lasci stare le sue egoistiche situazioni personali e metta subito in moto il cervello!”.
“Senza avere digerito il cervello non ha poi tanta voglia di mettersi in moto e non mi pare che l’avere mangiato rientri nella categoria delle situazioni egoistiche personali”.
“Oh, non me la faccia lunga con i soliti distinguo, via quel purtroppo che mi fa orrore e si metta subito al lavoro. Intanto, chi è la ragazza uccisa? Perché mi hanno detto che si tratta di una ragazza”.
“Procuratore, la ragazza è stata ritrovata solo qualche ora fa. Stasera inizieremo le indagini e vedremo...”.
“Ma che stasera e stasera, si butti fuori dal letto…”.
“Sono solo nel mio studio…”.
“Insomma esca dal suo studio e mi cerchi questo nuovo assassino che, a quanto pare, ha ancora a che fare con la combriccola degli scacchisti di cui, non lo neghi, anche lei fa parte”.
“Non ho nulla da negare e niente da nascondere”.
“Quella è una setta…”.
“Ma no, guardi, lasciamo stare le sette che mi ricordano un altro caso, quello di Rosia…”.
“Già, anche quella volta…Insomma, le ripeto, si dia una mossa e mi faccia pervenire al più presto nel mio ufficio un resoconto dettagliato delle indagini”. E come al solito buttò giù il ricevitore senza aspettare risposta e salutare. Naturalmente non pensai nemmeno per un momento a darmi una mossa come aveva ordinato il nostro caro Silvestri, ma mi spaparacchiai sulla poltrona vellutata a farmi una pennichella. I problemi nella vita vanno affrontati con calma. Mai di fretta. La gatta frettolosa fa i gattini ciechi diceva la mia povera nonna, che non aveva mai messo piede in una scuola ma aveva più cervello di tante diplomate del giorno d’oggi. La pennichella ebbe il suo bell’effetto. Al risveglio mi sentii più in forma. Si fa per dire perché, lo ripeto, era un caldo asfissiante. Nonostante questo, o forse proprio per questo, ero piuttosto agitato, sia per quell’accidente di caso cadutomi fra capo e collo, sia perché…perché mi dovevo lavare, cioè farmi una doccia, vestire, o meglio rivestire di nuovo. E qui viene in ballo la mia povera mamma che il Signore l’abbia in gloria. Una donna meravigliosa, si sa, era la mia mamma, ma con un piccolo, devastante difetto. Teneva in modo ferreo, intransigente alla forma. In poche parole fin da piccolo, quando arrivai all’età giusta, mi abituò a vestire in tutte le sante stagioni, con giacca e cravatta. All’inizio recalcitrai ma poi dovetti dargliela vinta e finii per diventare io stesso schiavo di questa funesta tradizione. Però nel male c’è sempre un piccolo spazio per il bene. Comprando cravatte incominciai a conoscere le differenze di qualità, a valutarne il tessuto e i colori. Ne divenni un esperto e finii per farne collezione. Ne avevo un armadio tutto pieno e alcune me le ritrovavo perfino nei cassetti, tanto che mi era sorto il dubbio che potessero prolificare. Di ogni tipo, tutte sfavillanti che sembravano farfalle. Dunque anche quella sera dovetti sceglierne una che era pur bella ma che non favoriva certo la traspirazione. Tuttavia faceva talmente caldo che, quando uscii in strada per avviarmi verso il CRAL del Monte dei Paschi, dove era ubicato il circolo degli scacchi, dovetti togliermi la giacca e allentare il nodo della cravatta, lanciando uno sguardo tra l’implorante e l’insofferente verso il cielo come per dire “Ovvia, mamma…”.
Al CRAL mi sentii un po’ sollevato, dato che c’era l’aria condizionata e potei rimettermi la giacca.
“Qual buon vento la porta, commissario…” iniziò il barista appena mi vide.
“A dir la verità di vento ne vedo poco in giro. E poi anche se ci fosse non sarebbe un buon vento”.
“Perché, che cosa è successo?”
“Ci risiamo “.
“Non mi dica, commissario, che…che… ancora una volta c’è stato qualche brutto affare a Siena”.
“Non proprio, ma vicino”.
“Un omicidio?”.
“Così pare”.
“L’ho sempre detto io. Da quando sono arrivati da noi albanesi, rumeni e ora cinesi e giapponesi…”.
“E russi, polacchi, sloveni, marocchini, egiziani…”.
“Anche lei la pensa come me?”.
“A Lorè che dai i numeri? Non ti ricordi di quando noi dovevamo andare in giro per il mondo con le valigie di cartone tenute insieme con lo spago?”.
“Beh, questo è vero, però…”.
“Però, però…lasciamo stare. L’hai mai vista questa? Voglio dire l’hai mai vista entrare al circolo?” e gli misi sotto gli occhi le foto della povera ragazza. Lorenzo le guardò con attenzione.
“Non mi pare, commissario. Direi di no, proprio di no”.
“Allora dammi una Tassoni che mi rinfresco. C’è nessuno nella stanza dei fissati?”.
“Vuole dire dei giocatori di scacchi?”.
“Quelli lì”.
“Eccome se ci sono. E se le stanno dando di santa ragione”.
“Sono arrivati a questo punto?”.
“No, volevo dire che stanno giocando con una certa, come dire, passione”.
I giocatori di scacchi sono sempre passionali….soprattutto quando giocano a blitz. Trattasi di un incontro veloce, di cinque minuti a disposizione per ogni giocatore. Uno muove i pedoni o i pezzi sulla scacchiera e dopo ogni mossa con un semplice colpetto sull’orologio dell’avversario fa scattare il suo tempo a disposizione e viceversa. All’inizio i movimenti sono leggeri e vellutati ma piano piano diventano frenetici e incontrollati. Alla fine i poveri segnatempo si devono sorbire delle vere e proprie mazzate da esseri che hanno ben poco di umano. Inevitabili le diatribe anche se durante il gioco non si dovrebbe aprire bocca. Hai toccato prima il Cavallo, lo devi muovere…Ma che dici, non l’ho neppure sfiorato. Tu, invece, tocchi sempre qualche pezzo e poi non lo muovi…Non puoi mangiarmi il Re! Non esiste…Sì che posso! A blitz c’è questa regola, se non la sai, studiala.…E’ vero, ragazzi?…Ti è cascata la bandierina…No, prima a te…A me? Ma se te l’ho detto prima io che ti è cascata…Ma che c’entra…Ho vinto per il tempo…Un fico secco, ho vinto io…Ma falla finita. Non giochi un c….! Quando perdi cominci ad offendere…Perché te sei carino! E’ in una atmosfera simile inframezzata da simili discorsi che misi piede nella stanza riservata agli eletti, si fa per dire, di Caissa. La mia entrata non fece alcuna impressione tanto erano presi a muovere freneticamente Pedoni, Re, Regine, Torri, Alfieri e Cavalli. Alla fine della partita, però, tutti si voltarono verso di me.
”Commissario, qual buon vento…”.
“Anche voi! Non mi porta nessun vento, massimamente buono. Magari ci fosse un po’ di vento! Con questa afa beato chi respira”.
“Poi, lei, via…in giacca e cravatta!”.
“Non mi rammentate questa autoflagellazione. Ognuno ha i suoi problemi…Ma veniamo a noi…”.
“Commissario…dalla faccia… non ci dica che ce n’è una nuova perché non ci crediamo”.
“Allora, vorrei che uno per uno veniste qui a questo tavolo che vi devo far vedere una fotografia. Uno per uno, ripeto. La cosa è seria e quindi rispondetemi dopo avere guardato attentamente”.
Tutti guardarono attentamente ma nessuno riconobbe la poveretta.
Fabio Lotti

venerdì 11 luglio 2008

Samuel Reshevsky

Vi propongo un nuovo articolo di Fabio Lotti per la rubrica I re degli scacchi. Ricordo che gli articoli di questa rubrica sono stati pubblicati nella rivista "L'Italia Scacchistica". Ringrazio nuovamente l'autore per i suoi ottimi contributi e... buona lettura!

Se avete l’occasione di sfogliare il bel libro di Catherine Jaeg "Black and White passion" del 1990 a pagina trentadue troverete la fotografia di un vecchietto con una giacca a quadri ed un cappello in testa che punta il fotografo con aria stizzita. E' il Grande Maestro americano Samuel Reshevsky al torneo di Lugano del 1985. Se poi vi capita di mettere sott'occhio il quarto volume de "I miei grandi predecessori" di Garry Kasparov, edizioni Ediscere, a pagina centoventisei potete osservare un bambino ingiacchettato e incravattato che vi guarda serio e dignitoso davanti alla scacchiera. E' sempre Samuel Reshevsky. Quanto tempo è passato! Una vita intera dedicata agli scacchi...
Samuel Reshevsky nasce a Ozorkov in Polonia vicino a Lodz il 26 novembre 1911, ultimo di sei figli. Impara a giocare a scacchi semplicemente osservando i familiari. Un po' come è successo con altri grandi campioni. L'aneddoto ci dice che una volta chiede di continuare una partita ritenuta persa dal padre riuscendo a vincere. Viene portato a Lodz (qui fa spalancare gli occhi al Maestro Georg Salwe) e poi al circolo scacchistico di Varsavia dove vince addirittura con il Nero il mitico Rubinstein! Non ho detto che questi giocava alla cieca, ma insomma è sempre un bel successo. E qui Rubinstein pronuncia la fatidica frase "Un giorno diventerai campione del mondo". Bella ma sfigata. Da questo momento inizia il tourbillon delle esibizioni in tutta la Polonia. Tra gli altri incontra il diciottenne futuro campione del mondo Max Euwe che gli propone la patta. Lui la rifiuta e perde. Un bel caratterino! E una memoria prodigiosa, elemento peculiare dei più grandi giocatori.
Dopo la Polonia l’America. Conosce Marshall, gira di qua e di là. Un trionfo. Al ritorno il suo primo torneo magistrale. Risultato modesto ma prestigiosa vittoria contro Janowski. Il ragazzino corre a casa (con il taxi) e urla a squarciagola "Ho battuto Janowski!". Poi c’è lo studio aiutato da un ricco uomo d’affari appassionato di dama e di scacchi e nel 1931 ritorna a giocare. Punto debole le aperture, perde con Alekhine che lo esalta come uomo ma gli sferra una stilettata come giocatore perché "il suo stile esprime una tale noia assoluta, una tale mancanza di slancio e, se non si stesse parlando di un individuo così dotato, direi persino una tale assenza di talento, che tutti i partecipanti al torneo non volevano credere ai propri occhi". Da mettere al tappeto un peso massimo. Ma Sammy è un tipo tosto nonostante il suo fisico mingherlino. Tosto e caparbio come un mulo. Studia le aperture ed i progressi si vedono. Soprattutto al torneo di Margate del 1935 dove si piazza primo con sette punti e mezzo su nove superando anche Capablanca sia in classifica che nello scontro diretto. Una partita memorabile che resta come un suggello nella sua vita scacchistica. Primo anche al torneo di Yarmouth e poi via in America per affrontare il campionato degli USA del 1936. Dopo un inizio a dir poco incerto si riprende e vince lasciando dietro di sé Fine, suo principale avversario presente e futuro di tante battaglie. La vittoria, però, non scaccia i giudizi che sono impietosi: gioco teso e stentato, addirittura noioso, utilizzo del tempo scandaloso. La sua figura calva e ascetica piuttosto dimessa non ha più nulla della magica attrattiva del bambino prodigio. Chissà quali tormenti saranno passati nel suo animo...
Prima di andare avanti diciamo, però, un paio di cosette su Reuben Fine (1914-1993) che nello stesso periodo fa scintille pure lui. Intanto è bello. Pare un attore. Con il gioco degli scacchi la bellezza non conta nulla ma è comunque un dato di fatto. Non guasta mai. Impara gli scacchi a otto anni e fino al 1932 non tocca libro. Poi studia anche il tedesco per capire le partite dei grandi campioni di questo paese. In seguito analizza in profondità quelle di Alekhine che trova superiore a tutti. Il quale Alekhine, che aveva stroncato Reshevsky, esalta il suo gioco e gli predice un brillante futuro. Salvo poi a tornare sui suoi passi definendolo (sempre il suo gioco) troppo pratico e privo di arte. Uno stile da "stiratore" come viene definito insieme a quello di Flohr. Fatto di tecnica tecnica e tecnica. Se vuole pattare è difficile che manchi l’obbiettivo. Anche se nelle sue partite vibrano momenti di grande dinamicità. Comunque sia consegue ottimi risultati proprio con i Grandi. Pure con quell’Alekhine (+3-2=4) che lo ha tanto criticato. Così impara. Formidabile giocatore di blitz e alla cieca i suoi interessi spaziano dalla filosofia, alla psicologia alla musica. Innamorato di Dostoevskij è un vorace divoratore di romanzi polizieschi e questo me lo rende più simpatico. Ecco in sintesi stringatissima la poliedrica personalità di uno che alla fine degli anni trenta veniva addirittura considerato un probabile candidato alla corona mondiale.
Ritornando a Reshewsky diciamo che è tra i favoriti del torneo di Nottingham del 1936. Non vince (arriva quinto) ma comunque si toglie la soddisfazione di battere con il Nero sia Alekhine che Lasker. Poi si distingue al torneo di Kemeri, poi in prima scacchiera alle Olimpiadi di Stoccolma, poi a Semmering Baden (quarto), poi primo ad Hastings e infine nella primavera del 1938 conferma il suo titolo di campione degli USA dopo una lotta accanita con il solito Fine (13 punti su 16!). I due amici-nemici partecipano in Olanda al grande torneo dell’AVRO che deve dare un diritto preferenziale per il match contro il campione del mondo Alekhine. I favori del pronostico sono per Botvinnik e Reshevsky ma non vengono rispettati. Primo Keres a pari punti con Fine. Andando in Unione Sovietica tra il 1939 e il 1940 rimane colpito dalla popolarità degli scacchi in quel paese. Ecco perché i suoi rappresentanti sono così forti! Nuovamente campione Usa, vince due sfide con Horowitz e Kashdan. Pausa nel 1944 e due anni dopo a Mosca per la doppia sfida con Botvinnik sulla prima scacchiera nel secondo match USA-Urss.
Il giudizio del colosso russo sull’asso americano è ricco di luci e di ombre "Un giocatore grintoso, attivo, irruente. Valuta la posizione in maniera singolare, ma che per lui è la norma. La sua principale forza sta nel calcolo. Calcola 2-3 mosse, ma vede tante cose... Egli è il Maestro della "guerra lampo", non ha gusti: è pronto a giocare qualsiasi posizione in qualsiasi momento... Ama cambiare la situazione sulla scacchiera, porre l’avversario di fronte a difficili problemi, far lavorare la fantasia. E' sempre disposto ad entrare nel finale , soprattutto se in presenza di pezzi e lo gioca con grande sicurezza e abilità...". Non manca, come dicevo, qualche critica perché "Impara la teoria delle aperture soltanto dalla pratica e, a quanto pare, solo raramente ha dato una sbirciata ai libri... La sua principale debolezza consiste in un fiuto posizionale relativamente modesto nelle situazioni complicate nonché nella costante tendenza a finire in Zeitnot". E così siamo arrivati al match-torneo dei Candidati del 1948 tra Botvinnik-Keres-Smyslov-Euwe e il Nostro. Deve venire anche Fine che rimane a casa. Reshevsky parte in tromba. Dopo due gironi svoltesi all’Aja occupa il secondo posto alle spalle di Botvinnik ma alla fine perde un po’ di mordente e si piazza terzo. Vince due match contro Najdorf e uno contro Gligoric che non sono proprio dei bocconcini prelibati. Torneo dei Candidati di Zurigo 1953. Reshevsky fa paura. Ancora una volta una splendida partenza con 6 su 8. L’obiettivo finale è vicino. Ma, come era già successo, dopo un inizio travolgente la sua macchina scacchistica si intoppa. Perde con Kotov e deve assolutamente vincere contro Geller. Patta con finale di Torre e due pedoni di vantaggio! Una roba da mangiarsele. Termina al secondo-quarto posto. Peccato. Solo per un pelo... Nel match USA-URSS del 1954 in prima scacchiera patta tutte e quattro le partite con Smyslov e l’anno successivo sconfigge addirittura Botvinnik! Nel decennio seguente gioca quasi esclusivamente in America. Batte in match Lombardy, Bisguier, D.Byrne e Benko. Nel 1961 si arriva al fatidico scontro con Fischer che lo aveva superato diverse volte nel campionato USA. Tutti danno per favorito il "vecchietto". L’altro sarà pure più giovane (e di parecchio) ma in un vis a vis conta molto l’esperienza. Ed il controllo dei nervi. La spunta proprio il "vecchietto". Per un punto. Dopo uno scontro tiratissimo durante il quale smettono perfino di rivolgersi la parola e di usare la stessa automobile per recarsi dall’albergo alla sala da gioco. E non mancano le polemiche. Fischer non si presenta all’ultima partita quando sono in perfetta parità perché sono stati cambiati il giorno e l’ora dell’incontro. Perde quindi per forfait.
Canto del cigno al torneo interzonale di Sousse del 1967. Riesce a qualificarsi e poi nei quarti di finale ad Amsterdam l’anno successivo perde con Korcnoj per due e mezzo a cinque e mezzo. Il quale Korcnoj fu contento perché Reshevsky era solito vincere regolarmente Keres, sua immancabile bestia nera. Nel match del secolo a Belgrado 1970 contro il "Resto del mondo" è inserito in sesta scacchiera comportandosi onorevolmente.
Ancora in attività negli anni settanta. Questa è bellina. Febbraio 1984. Open di Reykjavik. Forfait di un Grande Maestro. Chi si chiama? Tanto per completare il numero dei giocatori viene invitato nonnino Reshevsky con i suoi 72 anni. E indovinate chi vince il torneo? Proprio il nonnino... Gioca anche negli anni ottanta. Dove capita capita. Diceva "Ho avanti ancora tutta la vita per giocarte". L’ultima volta che Kasparov lo ha visto è stato nel 1991. Sprizzava gioia per avere pattato, lui ottantenne, con Smyslov dieci anni più giovane. Muore diversi mesi dopo per un attacco cardiaco mentre prega nella sinagoga. Grande Reshevsky!
Fabio Lotti

giovedì 10 luglio 2008

Due scuole a confronto

Prima di iniziare il commento vero e proprio della partita mi sembra doveroso descrivere brevemente i due giocatori: Magnus Carlsen è il più "fresco", e molto probabilmente forte, esponente di quel pragmatismo scacchistico caratteristico dei giorni nostri, come direbbe qualcuno "un figlio del computer". Mickey Adams invece è da molti considerato il più forte giocatore posizionale al mondo (per intenderci più di un certo Vladimir Kramnik...) ed è da anni il più forte giocatore inglese. E' comunque curioso come una scuola scacchistica, quella inglese, che è famosa per il suo gioco tattico e spesso aggressivo, veda i suoi maggiori esponenti in Adams e Short, due giocatori dallo stile posizionale.

Magnus Carlsen - Michael Adams
Baku Grand Prix 2008

1.d4 Cf6 2.c4 e6 3.Cc3 Ab4 4.Dc2 La variante Capablanca nella Nimzo-indiana tiene banco ancora oggi, sopratutto perche non consente la fastidiosa impedonatura lungo la colonna c e in certe varianti permette pure la spinta del bianco in e4. 4...d5 5.a3 Axc3+ 6.Dxc3 Ce4 Che muovere un cavallo due volte in apertura sia cosa lecita lo si sa almeno da quando un certo Nimzowitsch fece il primo torneo della sua vita a Coburg nel 1904. 7.Dc2 c5!? E adesso un po' di storia: la mossa fu introdotta dal nostro Bela Toth, mentre in precedenza Euwe contro Bogoljubov giocò la piu solida 7...0-0; un'altra alternativa giocata anche dal Gm Estrin è 7...Cc6!?. La mossa viene giocata da chi intende fare Cc6 senza comunque rinunciare alla spinta in c5. 8.dxc5 Cc6 9.cxd5 exd5 Il nero ha il pedone isolato un compenso dinamico basato su un maggiore sviluppo, gli avamposti e4 e c4 e le colonne c ed e semi-aperte. 10.e3 E' più giocata 10.Cf3 Da5+ 11.Ad2 Dxc5 12.Dxc5 Cxc5 con parità. 10...Da5+ 11.b4!
Era forse questa l'idea di Carlsen al momento di giocare 10.e3? Ma andiamo per ordine. Qual'è l'idea dietro questo sacrificio di qualità? Il bianco può passare all'attacco? Tutte queste domande trovano risposta in un'analisi concreta dela posizione. Il bianco infatti per la qualita ha due potenti alfieri, la maggioranza pedonale sull'ala di donna, un cavallo inamovibile in d4 e l'iniziativa. 11...Cxb4 12.axb4 Dxa1 13.Ab5+ Rf8 Il re al centro, una volta cambiate le donne, non sarà un grosso problema, anche se farà perdere tempi preziosi alla torre nera per entrare in gioco. 14.Ce2 a6 14...a5!? E' un interessante alternativa. 15.Ad3 Ad7 16.f3 Aa4 17.Db2 Dxb2 18.Axb2 Cg5 19.Cd4 Ad7 20.Rf2 f6 21.Ta1 Re7
Una volta che le acque si sono calmate possiamo tirare le somme. Il bianco ha i pezzi leggeri che "giocano da soli" e la torre che limita la liberta di manovra ai pezzi neri. Il nero invece è quasi in zugzwang: infatti una qualsiasi mossa d'alfiere sarebbe una concessione quasi decisiva e le torri nere non hanno colonne sulle quali giocare; sia sulla collona c che in quella e, le torri picchierebbero contro il granito. 22.Ac2!? Come si vedrà, poter cambiare l'alfiere campochiaro o riposizionarlo in b3 sono opzioni utilissime. 22...Thd8?! Il momento decisivo! 22...Ac6 23.Cf5+ Rf8 24.h4 Cf7 E il bianco conserva una discreta pressione. L'unica era 22...Tac8!? 23.Ab3 Ac6 24.Cf5+ Rf8 25.Td1 con buona pressione del bianco; 22...g6! Il modo più radicale di impedire il salto di cavallo in f5. 23.Ab3 Ac6 24.h4 Cf7 25.e4 dxe4 26.Te1 Thd8 27.Cxc6+ bxc6 28.Txe4+ e il bianco ha solo un leggero vantaggio. 23.h4!? Cf7 24.Axh7 Th8 25.Ac2 Txh4 Adesso la torre, avendo abbandonato l'ottava traversa, permette una fastidiosa inchiodatura lungo la colonna a e dovrà difendere il pedone d in modo molto meno elastico che da d8. 26.Ab3 Il bianco si affretta ad attaccare con tutti i pezzi il pedone isolato. 26...Th5 27.Ce2 Ac6 28.Cf4 Tg5 Dove mettere la torre? 28...Thh8? 29.Cg6+; 28...Th7 Sarebbe stata una posizione ridicola, così il nero decide di ridare la qualità, ma il giovane norvegese mostra grande tecnica nella conduzione del finale. 29.b5 Adesso seguono mosse praticamente forzate. 29...Axb5 30.Cxd5+ Rf8 31.Cc7 Td8 32.Ce6+ Re8 33.Ad4 Ad7 34.Cxd8 Cxd8
Il nero ha così ristabilito la parità materiale e tolto quel fastidioso cavallo ma il bianco ha la coppia degli alfieri e un gioco molto sciolto. 35.Th1 Re7 36.e4 Carlsen costruisce lentamente una ragnatela attorno alla torre nera. 36...Ce6 37.Ae3 Te5 38.Th7 Rf8 39.Ac2 Ac6 40.f4 Axe4 40...Txc5 Sarebbe stata piu coriacea: 41.Axc5+ Cxc5 42.Re3 a5 43.f5! b5 (43...Cd7 44.Rd4 Ce5 45.Ab3 b5 46.Ad5 Ae8 47.Rc5) 44.Rd4 Cd7 45.Th8+ Re7 (45...Rf7 46.Tc8+-) 46.Tg8 b4 47.Txg7++-. 41.Th8+ Re7 42.Tb8!? Tanto la torre non scappa... 42...Cd8 43.fxe5 Axc2 44.exf6+ gxf6 45.Ad4 f5 46.Ae3 Rd7 47.Ag5 Ce6 48.Txb7+ Rc8 49.Tb2 Ae4 50.Ae7 Cf4 51.Ta2 Rd7 52.Ad6 Cxg2 53.Txa6 f4 54.Ta4 Ac6 55.Ta7+ Re6 56.Ta6 Rd5?? Avendo lasciato in presa il Cg2 il nero abbandona ma la posizione era ormai senza speranza. A 56...Rd7 seguiva 57.Txc6, mentre a 56...Ab7 seguiva 57.Tb6 Aa8 58.Axf4+ Rf5 59.Ag3! 1-0

Articolo a cura di Rasko Marmeladov.

mercoledì 9 luglio 2008

La profilassi e la potenza offensiva del re

In partita può capitare di dover effettuare una mossa di re per proseguire l'attacco, ma un po' per stanchezza e un po' per ragioni psicologiche (questo perchè siamo abituati ad attivare il re verso il finale), queste mosse rischiano di passare inosservate. Vediamo un caso dove l'unica risorsa disponibile per il bianco è stata proprio una profilattica mossa di re.

Alexander Alekhine - Frank James Marshall
Baden Baden 1925


25.Rb1!! E' stata la mossa che ha deciso la partita. In caso di 25.Axa2 il nero avrebbe avuto a disposizione lo scacco in c5 che lo avrebbe riportato in gioco. Questo esempio ci permette di introdurre il concetto di profilassi: la mossa di re serve proprio ad anticipare e neutralizzare un'eventuale minaccia avversaria, in questo caso il devastante scacco in c5. La partita è stata vinta da Alekhine dopo 25...De8 26.e6 Ae4+ 27.Ra1 f5 28.e7+ Td5 29.Df6 Df7 30.e8=D+ 1-0

martedì 8 luglio 2008

Un finale rarissimo: due torri contro tre pezzi minori!

Il finale che vi propongo oggi è veramente interessante, e dimostra chiaramente l'assoluta inadeguatezza della valutazione numerica dei pezzi. Il nero grazie alle sue due torri dovrebbe vincere i tre pezzi leggeri del bianco, ma la natura della posizione non lo permette. Partiamo dal momento del cambio delle donne.

José Raùl Capablanca - Alexander Alekhine
Nottingham 1936

Posizione dopo 30...gxf6

Considerando il valore relativo dei pezzi, ci accorgiamo che il bianco sta meglio grazie alla natura chiusa della posizione e dei numerosi bersagli a sua disposizione. Le due torri nere sono fuori gioco ed estremamente passive e come vedremo non riusciranno ad entrare in gioco fino alla fine della partita a causa delle numerose minacce del bianco. 31.Cd2 L'idea è quella di realizzare la manovra Ce4-c3-d5, conquistando un'ottima casa centrale e, allo stesso tempo, prendendo di mira il pedone b. 31...f5 Forzata per impedire la manovra. 32.b5 a5 E non 32...axb5 perchè dopo 33.cxb5 il bianco ha a disposizione l'ottima casa c4 per il suo cavallo. 33.Cf1 Rf7 34.Cg3 Un altro pedone sotto attacco: il bianco ha veramente l'imbarazzo della scelta! 34...Rg6 35.Af3 Minacciando lo scacco in h5. 35...Te7 36.Rf1 Rf6 37.Ad2 Rg6 38.a4 E il nero abbandona, non potendo più contenere la potenza dei pezzi bianchi e le loro numerose minacce. 1-0

lunedì 7 luglio 2008

Monday's Chess Puzzle #17

Mossa al nero.

venerdì 4 luglio 2008

Si riprende lunedì...

A causa di alcuni problemi di natura lavorativa non mi è possibile aggiornare il blog fino a lunedì. Scusate per l'interruzione, vi auguro di passare un buon week-end e ci si risente il 7 luglio!

mercoledì 2 luglio 2008

Il "terribile" muro di Boleslavkij

Ci sono aperture che da oltre mezzo secolo vengono giocate in tornei di ogni livello, fra queste ricordiamo ad esempio la Francese, la Siciliana, la Nimzo-indiana, la Gruenfeld e in ultimo l'Est-indiana. L'Est-indiana in particolare è considerata la difesa ideale per quei giocatori che, prediligendo il gioco tattico e offensivo, vogliono qualcosa di potente che non sia un disperato gambetto. Il trattamento odierno dell'Est-indiana è sicuramente diverso da quello di cinquant'anni fa (un ottimo esempio di come viene trattato oggi il gioco del bianco è la recentissima Carlsen-Ivanchuk mentre per il nero consiglio di vedere l'altrettanto recente Shirov-Radjabov) ma di sicuro continua ad avere ancora lo stesso filo logico di tanto tempo fa... si gioca su tutta la scacchiera! Incontriamo quindi varianti come la Petrosjan dove il bianco, nella maggior parte dei casi, non può arrischiare a fare una mossa sul lato di re che perde fatalmente quella flebile iniziativa che aveva, o la variante Samisch dove il bianco arrocca lungo e gioca sull'ala di donna mentre il nero arrocca corto e gioca sull'ala di donna! Insomma, scopiazzando il titolo di un famoso e recente libro, Est-indiana significa spesso fire on the board. Fra i trattamenti caduti in disuso, ma che dovrebbero conoscere tutti, abbiamo il muro di Boleslavskij.
Perchè proprio di Boleslavkij?
Perchè l'Est-indiana, e questo impianto in particolare, fu giocato (prima di entrare nel circuito internazionale) sopratutto in Urss, dove Boleslavkij e Bronstein lo introdussero con successo. L'impianto nasce in risposta al fianchetto dell'alfiere in g2 che spesso impediva, nel caso il nero giocasse f5?!, dopo exf5 di giocare liberamente sull'ala di re a causa dell'ala di donna completamente legata dal potente alfiere in g2.

Perchè il nero oltre alla spinta in c6 gioca pure quella in a5?
Perchè quando il nero imposta questa struttura pedonale non deve giocare sull'ala di re (come si è soliti nell'est-indiana) ma conquistare lentamente il lato di donna con a5-a4-a3 (ovviamente se il bianco prende in a3 l'alfiere in g7 diventa potentissimo) e se il bianco cerca di frenare la corsa del pedone con qualche spinta come a3 o b3 allora Cc5, Db6, Te8 con gioco su tutta la scacchiera.

Dopo che il nero gioca exd4 è evidente che il pedone d6 diventa debole. Può il nero accollarsi questa debolezza?
In verità il pedone d6 non è affatto debole come la pratica dei grandi maestri ha dimostrato. A gioco corretto il nero non perde il pedone, ergo una strategia del bianco basata su un attacco disperato alla "debolezza" d6 si rivela fallimentare.

E il bianco che fa?
La strategia (relativamente) migliore è accettare la sfida del nero e cercare di conquistare più spazio possibile adottando una specie di struttura Maroczy. Tuttavia, pur non sbilanciandomi mai con questo tipo di affermazioni, devo dire che se il bianco non gioca più l'impianto con l'alfiere in fianchetto un motivo ci sarà...

Ma se non lo si incontra più in torneo perchè devo leggere questo articolo?
Il muro di Boleslavkij è alla base di numerose difese giocate da nero come la pirc e il fianchetto di re oltre chè di qualche variante della gruenfeld, è quindi oltre che utile anche attuale.

Passiamo ora ad una partita nella quale il conduttore dei neri è proprio Boleslavkij. Per i commenti mi sono servito anche dell'ottimo libro Zurigo 1953 il torneo dei Grandi maestri di Bronstein, un classico che consiglio a tutti.

Gideon Stahlberg - Isaac Boleslavsky
Torneo dei candidati (1), 30.08.1953 Zurigo

1.d4 Cf6 2.c4 g6 3.g3 Ag7 4.Ag2 0-0 5.Cc3 d6 6.Cf3 Cbd7 7.0-0 e5 8.e4 Te8 Questo impianto è una specialità del russo. 9.h3 Pur non potendo criticare la mossa più giocata in questa posizione, preferisco 9.d5 con la quale il bianco cede temporaneamente l'iniziativa per dimostrare la deboleza posizione della torre in d8 9...Cc5 10.Ce1 a5 11.Cd3 con gioco incerto. 9...exd4 10.Cxd4 Cc5 11.Te1 a5 12.Dc2 ai tempi questa era una novità preparata proprio dal giocatore svedese per questo torneo, oggi è quasi la regola. 12...a4 Naturalmente non 12...Cfxe4 13.Cxe4 Axd4 14.Ag5 Dd7 15.Cf6+ Axf6 16.Axf6+/-. 13.Ae3 c6
Ed eccoci arrivati al muro di Boleslavskij. 14.Tad1 Da adesso il nero manovrerà per aumentare la pressione sul lato di donna e il bianco per accrescere il suo controllo sulle case centrali e sull'ala di re. 14...Cfd7 Come fa notare Bronstein se la novità del bianco 12.Dc2 è stata una buona mossa, si può dire altrettanto di 14...Cfd7. 15.f4 Da5 16.Af2 Cb6 17.Af1 Ad7 18.a3! Con questa mossa Stahlberg paralizza abilmente la pressione nera e incomincia a preparare la spinta in e5. Il nero dal canto suo lavora solo per giocare una delle due spinte liberatrici d5 e f5. 18...Tad8 19.Rh2 Ac8 20.Ca2 Qui un piano interessante poteva sembrare h4 seguita da Ah3 con conseguente cambio degli alfieri campochiaro evidenziando la deblezza in a4. Tutto questo non è possibile perchè il bianco ha un altro pedone ben più sensibile da sorvegliare, il pedone e4. 20...Cbd7 21.Ag2 Cf6 22.Cc3 Td7 23.Cf3 Tde7
Con parità. La successiva parte della partita ci interessa poco, il bianco comunque qui ha sacrificato il pedone e4 per una brillante iniziativa e dopo una fase imprecisa da parte di entrambi la partita è finita patta 24.Cg1 Cfd7 25.Ad4 Cb6 26.Axg7 Rxg7 27.Txd6 Cxc4 28.Tdd1 Ae6 29.Df2 f6 30.Cf3 Af7 31.e5 fxe5 32.Cxe5 Cxe5 33.Txe5 Txe5 34.fxe5 Txe5 35.Tf1 Tf5 36.Dd4+ Rg8 37.Txf5 gxf5 38.De5 Db6 39.Dxf5 Ag6 40.De5 Cd3 41.De6+ Rg7 42.De7+ Af7 43.Ce4 Dxb2 44.Cd6 Df2 45.Ce8+ Rg8 46.Cf6+ Rg7 47.Ch5+ Rg6 48.g4 Cc5 1/2-1/2
Articolo a cura di Rasko Marmeladov.

martedì 1 luglio 2008

L'idea di Geller... e la soluzione di Kortschnoj!

Un lettore del Blog, "nome in codice" Rasko Marmeladov, mi ha inviato alcuni interessantissimi articoli che pubblicherò in settimana. Lo ringrazio per il prezioso contributo e auguro una buona lettura a tutti voi!

Tutti i più grandi scacchisti hanno legato il proprio nome ad una particolare scoperta o ad un'idea brillante, leggendo i libri di teoria ci capiterà di leggere la mossa di Simagin, la variante Petrosjan etc. Non fa eccezione Efim Geller, il brillante giocatore russo che viene spesso annoverato fra quei giocatori come Keres, Bronstein o Rubinstein che meritavano il titolo e non l'hanno conquistato per motivi particolari. Andiamo a vedere in cosa consiste l'idea di Geller. Dopo 1.e4 e6 2.d4 d5 3.Cd2 c5 il russo introdusse 4.Cgf3!?. Questo impianto all'apparenza abbastanza passivo in verità implica il sacrificio di un pedone dopo 4...Cf6 5.e5 Cfd7 6.c3 Cc6 7.Ad3 Db6 8.0-0 cxd4 9.cxd4Cxd4 10.Cxd4 Dxd4 11.Cf3 Db6 12.Da4 con iniziativa. Chi se non un altro fra i giocatori che meritavano di diventare campione del mondo poteva confutare l'idea di Geller? Parliamo di Kortschnoj, che alle olimpiadi di Calvia nel 2004, a settantatre anni suonati giocò 7...a5! mettendo in dubbio tutta la strategia bianca.

David Navara (2620) - Viktor Kortschnoj (2601) [C06]
Calvia ol (Men) Mallorca (12), 27.10.2004.
1.e4 e6 2.d4 d5 3.Cd2 c5 4.Cgf3!? Cf6 5.e5 Cfd7 6.c3 Cc6 7.Ad3 a5!?
Dopo 7...Db6 8.0-0 cxd4 9.cxd4 Cxd4 10.Cxd4 Dxd4 11.Cf3 Db6 12.Da4 il bianco ha una leggera iniziativa. 8.0-0 Ae7 9.Te1 c4! Il nero così come nella variante di spinta congestiona il lato di donna nero, solo che qui, a differenza della variante normale, il nero non ha giocato 5..Db6 preferendogli 5...Cfd7 (che permette Cb6!) e ha già spinto il pedone a5 (un'altra idea, dello stesso Viktor, è 9...a4!? 10.-- cxd4 11.cxd4 Cb6). 10.Ac2 b5 Il bianco ha per ora i pezzi legati e il nero con tutte le colonne chiuse può giocare delle spinte sull'sala di donna. 11.Cf1 Cb6 12.C3d2 h5! Impedendo g4. 13.f4 b4 14.Df3 g6 15.g3 a4 16.a3 bxa3 16...b3?? sarebbe stato naturalmente un grosso errore perchè il nero non avrebbe più potuto aprire colonne. 17.bxa3 Ca5 18.h3 Cb3 19.Ta2 Tb8!
Kortschnoj inizia il traferimento del cavallo in b5. 20.g4 hxg4 21.hxg4 Ca8 22.Cb1 22.f5 gxf5 23.gxf5 Tg8+ 24.Rh1 Axa3! e il bianco sfruttando la posizione sospesa della Te1 vince con una combinazione (ricordiamo cosa diceva Romanovsky: le combinazioni sono possibili solo quando ci sono pezzi non difesi!) 22...Cc7 23.Cg3 Cb5 24.Ae3 24.f5 gxf5 25.gxf5 Cxc1 26.Txc1 Ah4 24...Rd7?
Un errore che permette al bianco di riequilibrare la partita. Dopo 24...Ah4! 25.Te2 Rd7 26.Th2 Axg3 27.Dxg3 Rc6 il nero avrebbe avuto un lento ma duraturo vantaggio. Il resto della partita ci interessa poco. 25.f5 gxf5 26.gxf5 Ah4 27.f6 Tg8? 28.Af4 Rc6 29.Rg2 Th8 30.Th1 Dg8? 31.Th3 Ad7 32.Ae3 Rc7 33.Df4 Axg3 34.Txg3 Df8 35.Tg7 Rb6 36.Ad1 Ra6 37.Dg5 Ae8 38.Ac2 Ac6 39.Ah7 Cc7 40.Dh5 Ae8 41.Tb2 Cb5 42.Ah6 Cxa3 43.Tg5 Txh7 44.Axf8 Txh5 45.Txh5 Cb5 46.Ad6? Cxd6 47.exd6 Rb5 48.Th8 Rc6 49.Ta2 Ta8 50.Ca3 Rxd6 51.Rf3 Cc1 52.Tb2 Rc7 53.Tg2 Tb8 54.Tgg8 Rd7 55.Tf8 Td8 56.Re3?? Cd3 57.Cb5 e5! 58.Cd6 exd4+ 59.Rxd4 Rxd6 60.Txe8 Txe8 61.Txe8 Cf4 62.Te7 a3 63.Txf7 Ce6+ 64.Re3 Re5 65.Ta7 Rxf6 66.Txa3 Re5 67.Ta7 Cg5 68.Te7+ Ce6 69.Th7 Rd6 70.Th5 Rc6 71.Th1 Rd6 72.Te1 Re5 73.Rf3+ Rf5 74.Td1 Re5 75.Te1+ Rf5 76.Th1 d4 77.cxd4 Cxd4+ 1/2-1/2